Felitto, nel suo centro storico, resta ancora un affascinante feudo medievale.

Il borgo, abitato sin dal V° secolo a. C., conserva discretamente ancora 8 delle 13 torri che lo cingevano. Una fortificazione di questa tipologia lascia supporre che sia stato abitato in origine da colonie di militari ivi collocate per custodire l’intera vallata. È anche il toponimo a suggerirci questa ipotesi storica, un toponimo ricco di fascinazione che vuole si continui il verbo greco “phylatto’, ovvero: guardare, custodire e vigilare. L’etimo giustificherebbe anche l’assenza di piazze vere e proprie nel borgo, denotando la mera funzione difensiva, e trova conferme nello stemma comunale che vede un gallo in procinto di cantare, irto su di un olmo.

L’ipotesi della grecità felittese sarebbe da ricercare oltre che nel toponimo, in vari massi riutilizzati nel corso dei secoli per erigere le nuove abitazioni del centro storico. L’attuale ubicazione del nucleo storico, attestante la necessità impellente di difendere la popolazione da insidie di varia natura, non è quella originariamente scelta dai primi abitanti del luogo. Infatti, moltissimi comuni sorsero dapprima nelle zone rurali e poi si chiusero al sicuro sulle alture presenti nell’orografia territoriale.

Il borgo si presenta come una serie di case addossate l’una all’altra, le quali vicendevolmente sostengono il peso dei secoli senza avvertirlo. Ben distanziati, quasi a segnare un netto confine sociale, troviamo palazzi signorili del XV° che nella loro decadenza sembrano raccontarci i fasti vissuti in questi vicoli, eco di un tempo ormai irreversibilmente perduto.

Il borgo antico conserva ancora due Chiese: quella dell’Assunta e quella del Rosario. A ridosso di palazzo Migliaccio troviamo una piccola cappella dedita al culto della Madonna del Carmine. La spiritualità lascia spazio all’immaginazione, al pensiero di quello che fu e nella parte alta del paese troviamo l’antico castello feudale, sorto come molti altri durante il periodo dell’incastellamento a cui Federico II pose fine con le Costituzioni Melfitane del 1239. I personaggi storici che si sono contesi il feudo di Felitto sono stati tanti e le loro vicissitudini personali hanno a stento sfiorato le vite di chi ha fatto Felitto. Dai Sanseverino ai Carafa, fino all’affrancamento della comunità con la definitiva caduta del feudalesimo.

Nonostante Felitto fosse l’estrema periferia di un grande Regno, quello delle Due Sicilie, è stato ugualmente teatro delle più importanti vicende storiche peninsulari. La rivoluzione Napoletana seminò terrore anche qui ed il decennio francese sconvolse burocraticamente un assetto incancrenito.

I moti del 1828 furono un piccolo atto di rivolta verso il padrone Borbone, ma di lì a poco con l’Unità d’Italia cambiò solo il dominatore e questa volta Felitto, con tutto il Cilento, diventava definitivamente la provincia più recondita di uno stato che non poteva essere patria. Non mancarono le rivolte contro l’invasore piemontese, ma questa volta la storia non sarebbe mai più cambiata. A partire dal 1860 gran parte della popolazione sarebbe partita per non far più ritorno a casa; a questa prima ondata migratoria se ne aggiunse un’altra drammatica nel corso del ‘900.

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